inRELATIONS offSOLVING

Sono online le informazioni relative ad una parte dei nuovi laboratori 2015 – 2016 


inRELATIONS offSOLVING 

BASE TEATRO inRELATIONS offSOLVING

relazioni pericolose

con: Luca Borreca – Fabrizio Checcacci – Federico Scapigliati

regia: Angelo Gioia

Quattro repliche. Ringraziamo il pubblico che ha partecipato a “inRELATIONS offSOLVING” ed ha creato un “passaparola” che sta gratificando il nostro impegno


“Quando vado a teatro è questo che voglio vedere. Non i fronzoli, non le acrobazie fini a sé stesse, non la prostituzione delle emozioni o la macellazione dei valori. No. Voglio vedere uomini che parlano ad altri uomini, che parlano a loro volta ad altri uomini, e la scelta di parlare della sclerosi della comunicazione verbale a favore della comunicazione virtuale (perché darle quel senso di futuro, definendola digitale, le donerebbe un flavour che non le appartiene, perché non è digitata, ma nascosta, celata dietro immagini più vicine alle ilusioni che ai volti), ecco, questa scelta è assolutamente geniale. Se ora mi concedessi il lusso di parlare dello “spettacolo” (le virgolette in questo momento sono d’obbligo, vedrete), perderei di coscienza nei confronti di quanto ho potuto vivere, perché – ed ecco l’ovvietà di quelle virgolette – ho vissuto: non ho visto uno spettacolo; ho vissuto un momento, un rito; con tanto di catarsi e di metapsicosi del pubblico, inconsciamente innervositosi di essersi trovato spogliato del proprio “io digitale” e ritrovatosi così umano tra umani: nudo, vero. Per una volta, a rasentar lo stile dionisiaco è stato il momento, la performance, il gioco che gi attori e il regista hanno saputo creare dentro e fuori lo spazio di lavoro, che oserei dire scenico, poiché di oscenico c’era soltanto l’imbarazzo del pubblico allo squillo clandestino e mal celato di un cellulare, quasi sincronicamente depositato in mezzo alla scena come un capro offerto ad un baccanale. La scelta tecnica delle luci da bici, usate dapprima come cuore pulsante, figlie di quell’Iron Man mito/demone della Cultura Occidentale; poi sostenute come specchi luminosi, simulacro ottimale di quegli smarthphone che usiamo per specchiarci narcisi e ci illudiamo che ci restituiscano l’immagine che vorremo avessero gli altri di noi. La semplicità della scala da imbianchino e di un gazebo da giardino, a monito che la scenografia è un segno col quale l’attento regista sa incorniciare il proprio lavoro, prendendo spunto dal quotidiano, rendendolo onirico, inreale e perciò vero, palpabile, usabile. Questi sono gli splendidi orpelli di un cuore vero e pulsante, lavorato e studiato in un tempo assai esemplare, che mi hanno permesso di godere appieno di quel momento. Se tributassi loro più spazio, non darei giusto peso a tutto il resto: gli attori. Iniziare il momento con un training è assai rischioso, ma tale rischio ripaga: o il pubblico non capisce, ma rimane affascinato; oppure vorrebbe essere coinvolto, compreso. Io avrei voluto alzarmi e unirmi a loro, Perché? Perché la vita te lo chiede. La vita, quella vera, non quella di Facebook. Quella delle chiacchiere in pizzeria fino alle due del mattino. Quella del mercanteggiare il prezzo di un’orata al mercato. La vita vissuta. Quella che vorrei vivere. Quella che solo il buon teatro ti può regalare. Quella che i ragazzi di Base Teatro hanno regalato a me”

ALEX MELLUSO